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    Ceramiche e prosciutto ad Este

    Un itinerario a circa 45 minuti di auto a sud di Padova, alla scoperta dei mestieri, della storia e del buon cibo di Este.

    Si comincia con una passeggiata verso il centro storico. Addentrandovi nel borgo potrete scoprire la città murata e le sue bellezze culturali, naturali e architettoniche, tra cui il Castello Carrarese, costruito attorno al 1339 sulle ceneri di quello estense. In cima al colle potrete vedere il mastio, da cui partono le mura fino a formare un poligono contornato a intervalli regolari da torri e dal restaurato Castelletto del Soccorso. Oggi l'interno del castello è adibito a giardino pubblico.

    Ad Este la produzione di ceramiche di vario tipo è presente fin dai primi tempi della sua fondazione. Agli albori della civiltà, quando si stavano delineando le caratteristiche originarie di quello che sarebbe diventato il Veneto, Este aveva sviluppato una produzione che l’avrebbe accompagnata senza interruzioni nei secoli.

    Poco distante dal Castello incontrerete Il Museo Archeologico Nazionale Atestino, che si trova nel cinquecentesco Palazzo Mocenigo lungo i preesistenti bastioni del Castello dei Carraresi e conserva reperti di terracotta risalenti al 4000 a.C., accanto a tracce significative di una produzione risalente ai periodi medievale e rinascimentale e verosimilmente destinata soprattutto alla popolazione locale.
    La materia prima non è lontana, la legna per alimentare i fuochi dei forni e l'acqua neppure. Questa concomitanza di cause favorevoli, unita all’utilizzo delle vie d’acqua per i trasporti, apre alla produzione la prospettiva di un mercato più largo. Grazie al suo canale, infatti, Este si inserisce nella densissima rete di comunicazione che permette all’entroterra veneto uno scambio di merci e materie prime con un’area vasta, ma soprattutto con la laguna.

    Nelle sale del museo sono infatti presenti importanti testimonianze preistoriche dell'uso di terracotta per la creazione di oggetti domestici e funerari. Ma è il XVIII secolo l'epoca d'oro della ceramica, grazie alla scoperta in Europa del segreto della porcellana, fino a quel momento prerogativa degli artigiani cinesi. Le ceramiche di Este sono uniche al mondo per materiali e lavorazione e vengono eseguite a mano ancora oggi in tre modi: con il tornio, il colaggio oppure utilizzando delle presse. Dopo la realizzazione, il manufatto va passato in forno dove diventa ''biscotto''. A fine cottura è pronto per essere decorato. Tra le decorazioni più caratteristiche della ceramica di Este si distinguono la frutta e la verdura, secondo la tradizione più classica.

    Ma come si lavora la ceramica ora? A poche centinaia di metri dal Museo è possibile visitare Este Ceramiche Porcellane manifattura dal '700, un’antica manifattura di ceramiche e porcellane, situata vicino al teatro settecentesco e al Duomo e affacciata sul canale che portava a Venezia. Qui potrete riscoprire antiche arti e mestieri in quanto la fabbrica, ancora oggi attiva, continua a proporre le sue creazioni antiche e moderne privilegiando uno stile da antica bottega.

    Siamo nel '700 e Girolamo Franchini, stimato orefice e incisore, si lancia nella produzione di terraglie sopraffine ad uso d’Inghilterra di color avorio che poteva essere subito ricoperta di vernice trasparente, come lui stesso precisa nel 1784. Questa lavorazione era di gran moda in Italia fra il 1770 e il 1775.

    Nel 1955 è la passione a spingere Giovanni Battista Giorgini ad acquisire l’antica manifattura di ceramiche nel centro storico di Este. Non è difficile immaginare come questo aristocratico fiorentino, esteta raffinato, possa essere stato colpito dal fascino del luogo, oltre che dalle possibilità creative che si aprivano al suo orizzonte. Appassionato cultore delle bellezze della sua città e del suo Paese, ha lanciato l’alta moda italiana nel mondo, promuovendo e organizzando nel 1951 le prime sfilate a Firenze, prima nel suo palazzo nel giardino Torrigiani e poi a Palazzo Pitti. Da quel momento arte, moda e design comiciano ad avvicinarsi, prima concettualmente e poi contestualmente, fino a diventare manufatti di pregio ed eccellenze artistiche  apprezzate in tutto il mondo.

    Infine, potrete chiudere la giornata in uno dei locali o salumifici sparsi in città, dove gustare il prosciutto tipico di queste zone, il Prosciutto Veneto Berico-Euganeo (D.O.P.). In questa produzione si utilizzano esclusivamente cosce di maiali della varietà Suino Pesante Padano di età non inferiore a 9 mesi, affinché abbiano superato i 150 chili di peso corporeo. Al termine della lavorazione, che dura circa un anno, il prosciutto pesa fra gli 8 e gli 11 chili. Il disciplinare descrive le caratteristiche del prosciutto veneto: "colore rosa tendente al rosso nella parte magra, bianco puro in quella grassa, dall'aroma delicato, dolce e fragrante". Impresso a fuoco il marchio del consorzio per la tutela, il leone alato di S.Marco.

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